Il Blog dello
Studio Tecnico CDG
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Gas Radon: rischio, misurazione e risanamento degli edifici
Il gas Radon è un gas radioattivo naturale che può accumularsi all’interno degli edifici e costituisce la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta. Si tratta di un rischio spesso sottovalutato poiché il radon è incolore, inodore e insapore e pertanto non può quindi essere percepito direttamente dalle persone presenti negli ambienti, ma può essere individuato soltanto attraverso specifiche misurazioni.
È molto diffuso nelle regioni Campania, Puglia e Sardegna. In alcune aree della Campania, infatti, a causa della natura geologica del territorio, possono riscontrarsi concentrazioni di radon significative e superiori alla media nazionale. Per questo motivo la valutazione deve essere sempre riferita al singolo edificio e non solo alla zona geografica.
La gestione del Radon riguarda gli edifici residenziali, ma anche i luoghi di lavoro, le attività commerciali, le scuole, gli uffici, i condomini e tutti quegli ambienti nei quali le caratteristiche costruttive o la posizione dei locali possono favorire l’ingresso e l’accumulo del gas.
Il radon è un gas nobile radioattivo prodotto dal decadimento naturale dell’uranio presente nel suolo, nelle rocce e in alcuni materiali da costruzione. All’aperto tende normalmente a disperdersi in atmosfera, mentre all’interno degli edifici può accumularsi raggiungendo concentrazioni anche significative. L’ingresso del Radon negli ambienti avviene prevalentemente dal terreno attraverso fessure, giunti, passaggi impiantistici, cavedi, intercapedini, pozzetti, canalizzazioni e discontinuità dell’attacco a terra dell’edificio ma anche dai materiali da costruzione come tufo, pietra lavica, pozzolane e così via.
La concentrazione di Radon può variare in funzione di diversi fattori, tra cui la natura del terreno, le caratteristiche costruttive dell’edificio, la ventilazione degli ambienti, la presenza di locali interrati o seminterrati e le modalità di utilizzo degli spazi.
Il rischio connesso al radon deriva dall’esposizione prolungata a tale gas che, una volta inalato, può provocare danni all’apparato respiratorio. Per questo motivo il radon è considerato un fattore di rischio per la salute, in particolare in caso di esposizioni continuative in ambienti chiusi e poco ventilati. La misura del radon assume quindi particolare importanza non solo negli edifici abitativi, ma anche nei luoghi di lavoro in cui le persone permangono per molte ore al giorno.
L'attività di Radon viene valutata attraverso misurazioni eseguite con dispositivi idonei, collocati negli ambienti da monitorare per un periodo totale di un anno. Poiché la concentrazione del radon può variare nel tempo, la valutazione deve essere eseguita con criteri tecnici adeguati e non può basarsi su misure occasionali o non rappresentative.
La scelta degli ambienti da monitorare è una fase importante dell’attività, perché deve tenere conto delle caratteristiche dell’edificio, della destinazione d’uso dei locali, della permanenza delle persone e delle possibili vie di ingresso del gas.
Quando le concentrazioni di radon risultano elevate, è necessario individuare le cause dell’accumulo e definire gli interventi più adatti al caso specifico. Non esiste una soluzione unica valida per tutti gli edifici ed infatti gli interventi devono essere scelti in funzione delle caratteristiche costruttive, della presenza di locali interrati o seminterrati, delle condizioni di ventilazione, delle vie di ingresso del gas e delle modalità di utilizzo degli ambienti.
Tra le possibili soluzioni rientrano la sigillatura di fessure e passaggi impiantistici, il miglioramento della ventilazione degli ambienti, la ventilazione di vespai o intercapedini, la depressurizzazione del suolo, la gestione dei pozzetti e delle canalizzazioni e altri interventi finalizzati a ridurre l’ingresso o l’accumulo del radon negli ambienti occupati.
Dopo l’esecuzione degli interventi è opportuno verificarne l’efficacia mediante nuove misurazioni.
Il D.Lgs. 101/2020 ha introdotto specifici livelli di riferimento per l'attività di Radon media annua in aria. Per le abitazioni esistenti e per i luoghi di lavoro il livello di riferimento è pari a 300 Bq/m³, mentre per le abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024 il livello di riferimento è pari a 200 Bq/m³.
Il Piano Nazionale d’Azione per il Radon (PNAR) ha inoltre definito la strategia nazionale per la riduzione dell’esposizione al Radon nei luoghi di lavoro e nelle abitazioni, con particolare attenzione agli edifici che presentano concentrazioni superiori ai livelli di riferimento.
È importante precisare che il livello di riferimento non deve essere inteso come una soglia al di sotto della quale il problema perde ogni rilevanza tecnica, ma come un valore rispetto al quale valutare la necessità di interventi e misure di riduzione dell’esposizione.
Una valutazione del Radon è particolarmente opportuna in presenza di locali interrati o seminterrati, ambienti al piano terra ed al primo piano, edifici situati in aree potenzialmente critiche, locali con scarsa ventilazione, immobili destinati ad attività lavorative o edifici oggetto di ristrutturazione.
Nel caso delle aziende, la valutazione assume particolare rilevanza quando gli ambienti potenzialmente interessati sono stabilmente occupati dai lavoratori o utilizzati per attività continuative.
Lo Studio Tecnico d' Ingegneria CDG fornisce supporto per la valutazione del rischio radon, la lettura tecnica degli edifici, l’individuazione delle misure di risanamento e l’integrazione della valutazione nella gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro.
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